Tra l'11 e il 12 febbraio 2026, la Russia ha completato il blocco totale di WhatsApp. L'app di messaggistica di Meta è diventata inaccessibile per circa 95-100 milioni di utenti russi. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato ufficialmente la decisione, motivandola con la "mancata conformità ai requisiti della legislazione russa." Ma la storia è più complessa di così.
Come siamo arrivati qui: cronologia del blocco
Il percorso verso il blocco definitivo è iniziato mesi fa. Ad agosto 2025, Roskomnadzor — l'autorità russa per le comunicazioni — ha avviato le prime restrizioni parziali, bloccando inizialmente le chiamate vocali su WhatsApp e Telegram. La giustificazione ufficiale? "Iniziativa anti-frode."
A dicembre 2025 la situazione è peggiorata rapidamente. Gli utenti russi hanno cominciato a segnalare rallentamenti fino all'80% e l'impossibilità totale di effettuare chiamate. Roskomnadzor ha emesso avvisi espliciti: WhatsApp rischiava un "blocco completo" entro inizio 2026.
L'11-12 febbraio 2026: blocco definitivo. WhatsApp smette di funzionare per 100 milioni di persone.
Le motivazioni ufficiali (e quelle reali)
Le autorità russe hanno fornito diverse ragioni per giustificare il blocco:
Mancata conformità legislativa: WhatsApp non avrebbe rispettato i requisiti della legge russa, ignorando ripetute richieste di adeguamento. Nello specifico, Meta è stata multata tra il 2023 e il 2024 per un totale di 21 milioni di rubli per non aver archiviato i dati degli utenti russi in territorio russo — requisito previsto dalla legge locale.
Sicurezza nazionale: secondo Roskomnadzor, WhatsApp e Telegram sarebbero utilizzati per "truffe, estorsioni e per coinvolgere cittadini russi in attività di sabotaggio e terrorismo."
C'è un problema: un gruppo di cittadini russi ha fatto causa contro Roskomnadzor, citando dati della Banca Centrale russa che dimostrano come le frodi nel Paese avvengano principalmente tramite SMS e chiamate telefoniche tradizionali, non su app di messaggistica. La narrazione sulla sicurezza non regge al confronto con i dati ufficiali.
Il contesto politico: Meta come "organizzazione estremista"
Meta è stata dichiarata "organizzazione estremista" in Russia dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022. Facebook e Instagram sono stati bloccati immediatamente. Il presidente Vladimir Putin ha pubblicamente chiesto di "strangolare" le aziende tech occidentali.
Il blocco di WhatsApp si inserisce nella strategia del "Runet" — l'internet sovrano russo — formalizzata con una legge del 2019 che garantisce al governo il controllo completo sull'infrastruttura di rete nazionale e la capacità di isolare la Russia dall'internet globale.
MAX: l'alternativa di stato (e sorvegliata)
Le autorità russe stanno attivamente promuovendo MAX, un'app di messaggistica nazionale sviluppata da VK — la società dietro VKontakte, il "Facebook russo." MAX viene presentata come la versione russa di WeChat: non solo messaggistica, ma una "super app" che integra servizi governativi, pagamenti e comunicazioni.
Secondo VK, MAX conta già 75 milioni di utenti (a dicembre 2025). Viene preinstallata obbligatoriamente su tutti gli smartphone venduti in Russia secondo una nuova legge. Istituzioni statali, funzionari pubblici e aziende sono incoraggiati — o costretti — a trasferire le comunicazioni su questa piattaforma.
Il problema della privacy: a differenza di WhatsApp e Signal, MAX non utilizza crittografia end-to-end. La privacy policy dell'app dichiara esplicitamente che i dati degli utenti vengono condivisi con le autorità russe su richiesta. Non è un bug, è la feature principale. MAX raccoglie indirizzi IP, metriche comportamentali, e opera interamente sotto giurisdizione russa — ogni dato è accessibile al governo tramite richieste legali domestiche.
Come ha sintetizzato un report di BBC Russian: "MAX è progettata per trasparenza verso lo stato, non verso gli utenti."
L'impatto pratico: utenti e aziende
Per gli utenti privati
I circa 95-100 milioni di utenti russi di WhatsApp hanno perso improvvisamente l'accesso a chat di lavoro, gruppi scolastici, comunicazioni familiari. WhatsApp era profondamente integrato nella vita quotidiana.
Alcuni utenti riescono ancora ad accedere tramite VPN, ma la Russia ha contemporaneamente rafforzato le restrizioni contro i servizi VPN per limitare l'aggiramento dei blocchi. Diverse VPN popolari sono già nella lista nera di Roskomnadzor.
Per le aziende internazionali
Il blocco rappresenta una sfida operativa significativa per:
- Aziende italiane/europee con partner in Russia che utilizzavano WhatsApp Business per comunicazioni commerciali e assistenza clienti
- E-commerce e customer care: le strategie basate su WhatsApp devono essere ripensate completamente per il mercato russo
- Multinazionali: necessità di aprire canali alternativi (email, telefono, o piattaforme russe approvate) per mantenere operatività
Se gestisci relazioni business con la Russia, la raccomandazione pratica è: piano B multi-canale. Non affidarti a una sola piattaforma. Mantieni almeno 2-3 alternative di contatto verificate: email professionale, numero telefonico diretto, eventualmente MAX se le comunicazioni sono critiche (con piena consapevolezza delle implicazioni privacy).
Le altre app bloccate (e quelle che resistono)
WhatsApp si aggiunge a un lungo elenco di piattaforme occidentali già bloccate in Russia:
- Facebook (bloccato dal 2022)
- Instagram (bloccato dal 2022)
- X (ex Twitter, bloccato)
- Signal, Viber, Snapchat, Discord (tutti bloccati)
Telegram continua tecnicamente a funzionare, ma con restrizioni parziali sulle chiamate vocali. Pavel Durov, fondatore russo di Telegram, ha storicamente mantenuto una posizione ambigua con Mosca — l'app è tollerata, ma sotto controllo.
Sovranità digitale o frammentazione controllata?
Il caso russo solleva una questione sistemica che va oltre WhatsApp: il concetto di "sovranità digitale" come strumento di controllo politico mascherato da sicurezza nazionale.
La Russia non è sola in questa strategia. La Cina l'ha applicata da anni con il Great Firewall. L'Iran ha bloccato WhatsApp e Instagram durante le proteste del 2022. Anche democrazie occidentali hanno discusso proposte di "sovranità digitale," seppur con motivazioni e implementazioni radicalmente diverse.
Ma il modello russo è particolarmente esplicito: non si tratta solo di controllare l'accesso all'informazione, ma di costruire un'infrastruttura digitale parallela dove ogni dato, ogni messaggio, ogni interazione è potenzialmente accessibile allo stato. MAX non nasconde questa caratteristica — la dichiara nei termini di servizio.
Come ha scritto Bloomsbury Intelligence and Security Institute in un'analisi del caso: "Il blocco di WhatsApp in Russia rappresenta un test per la frammentazione dell'internet globale. Non è una questione tecnica, è una questione di modelli politici incompatibili che si riflettono nell'architettura delle reti."
Conclusioni: cosa cambia per chi comunica con la Russia
Il blocco di WhatsApp in Russia è definitivo, almeno per il momento. Meta ha dichiarato di "lottare per i propri utenti," ma senza concessioni concrete sul fronte dell'archiviazione dati in territorio russo, la situazione difficilmente cambierà.
Per utenti privati con contatti in Russia: verificate canali alternativi immediatamente. Email e telefono restano opzioni sicure. Telegram funziona ancora, ma con restrizioni in aumento.
Per aziende: il mercato russo richiede ora strategie di comunicazione localizzate che tengano conto delle restrizioni governative. MAX è tecnicamente utilizzabile per business, ma con piena consapevolezza che ogni comunicazione è potenzialmente monitorabile.
Il blocco di WhatsApp non è un incidente tecnico. È una scelta politica che ridisegna i confini dell'internet globale, un pezzo alla volta.
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